giovedì 15 settembre 2011

Live Report on Perkele.it!





BLACK ANGELS
Roma, Circolo degli Artisti - 13/09/2011


Ai Black Angels piace la contaminazione, sporcarsi le mani, mischiare le carte in tavola, far perdere i riferimenti allo spettatore. È chiaro sopratutto nei bis dove, oltre a vedere una band stravolta nella line up, con un tastierista passato dietro le pelli, veniamo intontiti da uno straniante esercizio surf e da una cover di "Lucifer Sam" al ralenti. Segno che la voglia di giocare e lasciarsi ispirare dal momento prevale su tutto il resto. Ma cominciamo dal principio. Il Circolo degli Artisti è sold out. Il pubblico è eterogeneo con indosso magliette che spaziano dagli Arcade Fire ai Pink Floyd, segno che il quintetto di Austin è veramente la linea che taglia diagonalmente tutti i generi dai sessanta ai duemila. Del gruppo di apertura sappiamo solo che il bassista, ubriaco e molesto, ha permesso un'esibizione di 20 minuti chiusa dalla rottura del basso on stage: old school rock n' roll! Si chiamano Night Beats e sono legati ai Black Angels tramite progetti collaterali e collaborazioni: il loro primo ed omonimo disco è uscito in primavera dopo un ep dell'anno prima. Peccato averli persi, ma un'esibizione così veloce non sarebbe bastata a far percepire il valore dell'intero progetto.
Con una scenografia puro stile sixties, che sembra presa a forza da un vecchio film della Nuovelle Vague, veniamo introdotti nel mondo dei Black Angels, fatto di alti e bassi, di accenni smaccatamente pop e di trascinanti riff sciamanici, di canzoni troncate nel pieno dello sviluppo e di hit perfette. "Sunday Aftermoon" ha il sapore del beat da Top of the Pop classe 1967, con quell'incedere di canzoncina easy che si imprime nel cervello al primo ascolto. Ma il fuoco cova sempre sotto la cenere e lo ribadisce "Young Men Dead" estratto del primo disco, dai toni lenti e ossessivi che ribadisce come i 13th Floor Elevators siano una vera ossessione dei nostri.
Tutto il live sarà un alternarsi di stati d'animo contrastanti: psychedelia vintage come controparte all'easy tempo, profondità emotiva e subito dopo leggerezza della composizione, pezzi chiusi nella loro forma perfetta e voglia di lasciarsi andare a jam che non troveranno mai una completezza di senso. Però ci danno dentro come matti: si passano gli strumenti, si scambiano i ruoli, giungono ad una formazione di persino 4 chitarre! E i risultati ci sono. Vengono accontentati sia i gli amanti del suono filo Cramps, dritti verso il roots rock anni cinquanta ("Better Off Alone") sia i cultori dei suoni acidi sotto influsso peyote ("Black Grease" e la bellissima "Science Killer"). Alex Maas è la quintessenza del suo gruppo: canta ipnoticamente e si lascia trasportare dal sound che viene mano a mano raffinandosi e decora il tutto sia con basso che con tastiere e maracas. Degna complice delle sue visioni è la batterista Stephanie che esalta o smussa gli accenti delle composizioni in maniera esemplare risultando la vera responsabile del climax della sala. Dopo un'ora tutto finisce e il bis è in mano ad un trio scanzonato che riemerge solo per il grande affetto dimostrato dal pubblico.
Insieme a Warlocks, Brian Jonestown Massacre, Black Mountain e Sleepy Sun i Black Angels hanno dimostrato che il verbo psychedelico può essere portato in giro per il mondo senza risultare dei nostalgici freakettoni fuori tempo massimo: Phosphere Dream for Acid Brain!


Eugenio Di Giacomantonio

giovedì 8 settembre 2011

Turbomatt: Interview @ Stereo Invaders!


Un demone forzuto come Mastrolindo e fumettoso come Kriminal volteggia minaccioso nei cieli, balzellando sulle note di un garage rock psichedelico e stoner. E gli unici in grado di catturarlo sono i Turbomatt da Fano Adriano (TE). Ecco perché, per garantire la pubblica sicurezza, abbiamo dovuto intervistarli.
- Ciao ragazzi, per prima cosa complimenti per i vostro album. Quali argomenti trattate in "Own Demon" e cosa stato per voi fonte di ispirazione?

- (Turbo Ex): Personalemente ho messo dentro tutti i demoni interiori che in quel periodo mi rendevano instabile, fragile e demotivato. Vederli poi fuori da me stesso, mi ha aiutato a prenderci confidenza e a materializzarli: mi sono diventati pure simpatici! La copertina rende molto bene l'idea di un demone sornione! Le influenze quindi sono state l'ansia, lo spettro della morte, un amore infelice, la paura di passare questa vita senza un appagamento interiore...

- (Turbo Fra): Diciamo che almeno i due terzi di noi hanno vissuto un periodo piuttosto conflittuale con quella che inizialmente era la nostra principale musa ispiratrice, che improvvisamente sembrava essercisi rivoltata contro facendo emergere inquietanti stati interiori piuttosto destabilizzanti. Attraverso il linguaggio musicale li abbiamo focalizzati, esorcizzati in modo anche autoironico e quindi cristallizzati nei dieci pezzi (più uno!) che compongono "Own Demon". La musa, sebbene in forme meno accattivanti, Ë rimasta tale e continua a campeggiare sul nostro logo.

- Parlateci un poí di voi, come vi siete conosciuti e come nasce in voi l'amore per questo genere?

- (Turbo Ex): Siamo amici d'infanzia, condividiamo gli stessi ascolti e le stesse passioni (smoke & drinks!). E' stato automatico e fisiologico mettersi insieme a jammare per esprimere i nostri stati d'animo. L'amore per la musica Rock nasce dalle cassette registrate nei metà ottanta da Berardino, un idolo del nostro paese! Aveva, purtroppo è morto prematuramente, dei dischi fighissimi che ci ha passato e da lì è nato tutto.

- (Turbo Fra): Il progetto ha preso forma concreta nel momento in cui Turbo Mark si è messo in testa di iniziare a suonare la batteria, integrando e dando così sostanza alle jam assai minimali ed alcooliche, fatte solo di chitarra e basso, in cui ci rifugiavamo per sfuggire alla routine del paese. Il nostro progetto musicale, ancor prima di iniziare ufficialmente, si è venuto nutrendo di serate trascorse nei nostri garage, davanti al camino ad ascoltare e commentare i dischi che ci passava Berardino (per gli amici Baby) tra una fumata, qualche bicchiere di vino rosso ed una jammata sgangherata, senza mai prendersi troppo sul serio! Elementi primordiali e veraci che poi si riflettono sul nostro sound.

- Se doveste autodefinirvi, quali aggettivi usereste?

- (Turbo Fra): Tre panzoni buontemponi (non sono aggettivi ma fa lo stesso!)

- (Turbo Ex): Citando i Blonde Redhead, Futurism Vs Passeism!

- Mi è piaciuta la copertina del vostro lavoro. Cosa rappresenta per voi? In qualche modo lího letta come passione per la musica, che diventa una sorta di energia e forza che scaturisce da voi. Ho clamorosamente toppato?


- (Turbo Ex): No, no! Ci Hai preso in pieno! E', come ti dicevo prima, il demone interiore che, passato nell'espressione della materia musicale, si manifesta con un strano sorriso in volto... Attenzione a non farlo incazzare che diventa pericoloso!

- (Turbo Fra:) Per la copertina dobbiamo ringraziare il grande MKLANE che ha interpretato perfettamente il senso del disco. La lettura che ne hai fatto dimostra ancora di più che ci ha colto in pieno!

- Perché avete scelto il moniker Turbomatt?

- (Turbo Ex): Siamo matti col Turbo!

- (Turbo Fra): E poi suona bello secco e diretto.

- In cosa pensate di poter ancora crescere, musicalmente parlando?

- (Turbo Fra): Probabilmente dovremmo cercare di evitare le impennate ed i cali di gradazione alcoolica prima dei live, spesso si ripercuotono negativamente sulla qualità dell'esecuzione che, in una musica minimale come la nostra, risulta assai decisiva in termini di groove. Per il resto non occorre che ci imponiamo nulla, tutto vien da sé e segue il corso naturale della nostra sensibilità.

- (Turbo Ex): Stiamo crescendo come scrittura. I nuovi brani hanno un climax ancora più cinematico e si è ampliato ancora di più il respiro di ogni singola composizione. Basta che non ci diciate più che abbiamo bisogno di un cantante, ogni singola critica è bene accetta! :D

- Pensate che lo Stoner e il Rock, abbiano in Italia sufficiente attenzione? Capita spesso, di vedere molte valide band che hanno poca visibilit‡, soprattutto in sede live. Cosa ne pensate?

- (Turbo Ex): L'Italia ha vissuto un ottimo periodo, in fatto di qualità, nella prima parte del decennio scorso con formazioni come Hogwash, That's All Folks!, Acajou e molti altri. Ora la scena è aumentata e, con essa, l'attenzione di alcuni portali specifici (Perkele, Noize Italia e lo stesso Stereo Invaders) ma siamo ancora lontani dal vedere concerti e dati di espansione tali da far presumere una uscita mainstream del fenomeno. Questo è un vero peccato perché le qualità ci sarebbero tutte.

- (Turbo Fra): Personalmente ritengo che, a differenza di altri rami del rock, lo stoner e la psichedelia pesante siano riusciti a ritagliarsi uno spazio importante all'interno dell'underground italiano. Praticamente ogni regione italiana è dotata di buoni gruppi che, grazie al supporto e all'attenzione di siti tipo il vostro, sono riusciti a creare un circuito musicale e culturale dotato di un forte senso d'appartenenza, paragonabile forse soltanto al movimento punk hardcore. Ne sono testimonianza la proliferazione di numerosi appuntamenti fissi per i patiti, dallo Stoned Hand of Doom di Roma al Tube Cult di Pescara, dallo Sweet Leaf di Benevento al Barone del Male fest di Perugia, fino al Duna Jam sardo. Ovviamente siamo sempre ben piantati nell'ungerground più putrido, ma del resto in Italia l'alternativa sarebbe essere milionari ed andare su Mtv, non c'è una via di mezzo!

- Progetti per il futuro? Ci sono già nuovi brani in cantiere? Grazie mille per la disponibilità, un saluto da Stereo Invaders.

- (Turbo Fra): Riuscire a tirare fuori un nuovo disco entro la fine del 2011, e poi uno nuovo per ogni anno a seguire! Sempre rigorosamente in free download!

- (Turbo Ex): Grazie a voi per l'attenzione dimostrataci e per la professionalità delle vostre domande! Si vede che fate tutto ciò con passione e questo è il miglior riconoscimento per chi ha una band e suona in giro, sbattendosi da una parte all'altra della penisola senza pensare a guadagni, visibilità o stronzate simili! Rock on!