lunedì 22 ottobre 2012

New Report | WHITE HILLS + BLACKLAND + MONSTER DEAD Roma - Init Club - 18/10/2012




WHITE HILLS + BLACKLAND + MONSTER DEAD
Roma - Init Club - 18/10/2012


Fantastiche pulsazioni heavy rock e viaggi kraut space. Stesera il bill proposto dall'Init è di quelli che vanno ricordati. Un po' come vedere nel 1971 Black Sabbath e Hawkwind sullo stesso palco e, con le dovute proporzioni e sostanze psicotrope, possiamo immaginarci turbofreak con zampa di elefante e baffo a manubrio appena usciti dall'incanto flower power, all'alba del decennio più controverso del secolo scorso. Ma procediamo con ordine.
Aprono i Monster Dead che degli anni Settanta non vogliono sentir parlare. Un basso distorto ed un cantante dietro le pelli possono generare il finimondo. Stralci New Wave ed entrate a gamba tesa riot punk: il piatto giusto per creare uno stato anfetaminico low-fi noise. Nel combo milita il buon Raniero, dei compianti Cactus. Andate a cercare il loro unico album omonimo edito dalla Hate Records e capirete che gli italiani lo sanno fare meglio. Ma questo è il passato. Ora ci sono i Monster Dead e bisogna godere della loro musica e brindare davanti al banchetto della distro Alpacha pieno di cosette stuzzicanti. Cugini diretti di quei mattacchioni della Bubca Records.

I Black Land seguono a ruota e subito capisci perché hanno deciso di omaggiare il quartetto di Birmingham: puro hard venato di psichedelia come la potevano intendere i nostri nel periodo "Paranoid". L'entrata di Sergio dei Sesta Marconi fa quadrare il cerchio e la mutazione da proto doom a heavy psych è finalmente completa. Non che questo non fosse evidente nel recente passato, ma ora la cosa risulta più evidente sin dall'intro distorto e dilatato, dal sapore prettamente liquido, più che dark. Tutto il live act segue questo sentire. Vengono elaborati riff di magistrale fattura Iommiana su cui si innestano drumming precisi e potenti; a ridosso, propulsioni di basso, confermano il carattere quasi blues delle composizioni. Bravi e completi. Per palati fini che circolano nell'orbita capitolina, e non solo, di Doomraiser, L'Ira del Baccano, Tyresia Raptus e Trigemino.

Da Brooklyn, i White Hills. Ego Sensation è sempre splendida. Dave sempre più fumantino. Sono in giro a promuovere il nuovo "Frying on This Rock", album sintesi del loro pensiero e della loro bravura. Hanno trovato il modo di non disperdere troppo le energie e concentrare il loro vocabolario sugli elementi chiave della psichedelia moderna: motorik, fuzz, space e un tocco vitaminico alla MC5. La prima mezz'ora del live è una botta dalla dimensioni immani. Eseguono, in fila, quasi tutti gli opener dei loro dischi in studio e si rimane abbagliati di come si possano citare gli Hawkwind in maniera direttamente heavy. Ma forse, per le orecchie dell'epoca, gli Hawkwind erano squisitamente heavy... Di fatto non si è mai sentito una congiunzione così magistrale fra chitarra iper satura e basso lemmyano, in barba ai problemi tecnici che di tanto in tanto rovinano l'ipnosi a cui siamo sottoposti. Ipnosi che raggiunge il climax perfetto poco prima della fine, quando i ritmi diventano meno ossessivi, la mano si fa morbida e le orecchie vengono accarezzate da eteree visioni di altrimondi. Splendido. Tutto tramortito dal tankard finale e dall'unico bis dove, seppur saturi, il trio ha ancora la forza di schiaffeggiare.

Serata che va ricordata, dicevamo. Peccato la scarsa affluenza di partecipanti che farà in modo che veramente in pochi avranno un ricordo da custodire. Del resto la qualità non è sempre sinonimo di grande successo. Ma questo lo sapevamo da tempo, purtroppo.



Eugenio Di Giacomantonio

New Review | AUSTRALASIA "Sin4tr4"


Voto
01. Antenna
02. Spine
03. Apnea
04. Scenario
05. Satellite
06. Retina
07. Fragile

Golden Morning Sounds
2012
Website

AUSTRALASIA - "Sin4tr4"

Con un nome preso a prestito dal capolavoro dei Pelican si presenta il duo degli Australasia. "Sin4tr4" è il loro primo ep prodotto da Golden Morning Sounds e se è vero che il mattino ha l'oro in bocca, data la cura per il packaging e la qualità della proposta, è altrettanto lecito aspettarsi altre uscite di questo calibro per la neonata etichetta brindisina. Con i numi tutelari di Ennio Morricone (esemplare in questo senso è la bellissima "Apnea") e Angelo Badalamenti da un lato e Mogwai, Isis e 35007 dall'altro, i setti pezzi proposti sono quanto di più bello sentito di recente in quest'ambito.
Immaginando le visioni cinematografiche di un Aki Kaurismäki più onirico, la musica degli Australasia diventa compendio imprescindibile per la descrizione intimista di lande desolate e di spazi profondi. Si ha la sensazione che i ragazzi abbiano preso a prestito più i linguaggi del cinema che della musica e ogni volta che si lanciano in composizioni articolate, sembrerebbe di dare voce sonora ai film che scorrono nelle loro teste. È privo di senso citare questo o l'altro pezzo: il flusso è unico e indivisibile. Alcune volte abbiamo delle sorprese di dolci voci femminili, altre di samples aeroportuali e altre ancora irrompono synth ad alleggerire le numerose accelerazioni che pervadono tutto il dischetto. Il tutto fila liscio in venti minuti circa e il tedio è intelligentemente evitato dal corto minutaggio di ogni singola composizione e sebbene gli stili si incontrano e si scontrano lungo tutto il viaggio, il concept suona fresco, compatto e coerente.
A path distant from the typical instrumental music cliches. This is "Sin4tr4", our way. Conveniamo. E, come il cavallo che in copertina esce dalle tenebre in maniera aristocratica ed elegante, così emergiamo dall'ascolto di questa bella prova: con un senso di aver vissuto un'esperienza profonda e radicale.



Eugenio Di Giacomantonio

New Review | TEVERTS "Thin Line Between Love & Hate"


Voto
01. Doom
02. Nebula 7
03. Thin Line Between Love & Hate
04. Last Moon, Pt.1
05. Kill Yourself
06. Scorn
07. Slowly
08. The Gravedigger
09. Last Moon, Pt.2
10. Goddess

Self Produced
2012
Website

TEVERTS - "Thin Line Between Love & Hate"

La scena italiana stoner doom si è mossa molto velocemente. In dieci anni è cresciuta in termini di scrittura e di qualità di registrazioni e il microcosmo campano, con TomBosley, Lost Moon e Teverts, sta dimostrando di avere una forte personalità ben riconoscibile. I Teverts, in particolare, hanno dispiegato notevoli energie per l'album "Thin Line Between Love & Hate", registrato presso gli Endorphoin Studios di Napoli, prodotto da Julian Ogerman e masterizzato da UE Nastasi agli Sterling Sounds di New York. La sottile linea che passa tra amore e odio è la lieve differenza che distanzia una natura heavy psych orientata verso il guitar sound, da una sensibilità post tardi Novanta: come dire i Tool che scrivono un album appena usciti da una lunga jam in compagnia dei Grateful Dead.
Le danze macabre si aprono con "Doom", didascalica quanto attinente al sound dell'intero concept, una lenta introduzione che cita i padri fondatori Black Sabbath, nella rielaborazione Cathedral. "Nebula 7" fa il paio con "Scorn": la lezione NWOBHM degli albori, Judas Priest e Diamond Head, velocità e grande feeling. Il nocciolo centrale che passa dalla title track a "Kill Yourself" si fa più progressive con riti devoti al culto Maynard James Keenan e tempi strutturati a modo del teorema di Fibonacci. È piacevole passare dal cuore alla mente, dal sentire al ragionare; all'ascolto è prendere a piene mani la dualità che sottende qualsiasi forma di vita. "Slowly" scivola su rallentamenti Candelmass e Phil, voce e chitarra, evoca processioni funeree al chiaro di luna capeggiate da becchini dal fascino metallico ("The Gravedigger"), stemperato nel finale arioso da grande opera che ritroviamo nella seconda parte di "Last Moon", con synth e sezioni archi da grandeur barocca. La conclusiva "Goddess", diretta e senza fronzoli, ricorda che si può andare molto lontano, ma si torna sempre al primo grande, vero amore.
Il linguaggio dei Teverts è il vostro linguaggio: la sottile linea che separa l'amore dall'odio è la sintesi perfetta della vostra mappa di ascolti.



Eugenio Di Giacomantonio

New Review | THANK YOU "Mother's Nose"


 
Voto
01. Mother's Nose
02. The Whale

Thrill Jockey Records
2012
Website

THANK YOU - "Mother's Nose"

Asimmetrie, incongruenze, devianze. Acidi percorsi post e dissonanze math. Il sette pollici licenziato dalla Thrill Jokey a nome Thanks You (attivi dal 2006 per merito del batterista/fondatore Elke Wardlaw) profuma di Karate, Don Caballero, Calla e soprattutto di Liars e Oneida.
Due pezzi prossimi nel minutaggio (si aggirano intorno ai 3 minuti e mezzo) ma diversissimi nella sostanza. "Mother's Nose" presenta asprezze tipiche da chitarrista deviato che mescola ridondanze Sonic Youth a tonalità immobili su se stesse: immaginiamo gli Uzeda che, nel golfo di Napoli, suonano le canzoni folkloristiche assimilate nell'infanzia. "The Whale" è un cortocircuito kraut alla maniera di "Rated O" con languidezze tipiche di un Robert Smith epoca "Disintegration". Sette minuti di viaggio incatato e indecifrabile. Sette minuti di osservazione del naso della madre. Così vicino, così lontano.



Eugenio Di Giacomantonio