venerdì 15 marzo 2013

New review | DEVILLE "Hydra"


Voto
01. Lava
02. Iron Fed
03. In Vain
04. The Knife
05. Over the Edge
06. Burning Towers
07. Let It Go
08. Battles Will Be Born
09. Blood Crown
10. Imperial
11. Stay a Little Longer

Small Stone Records
2013
Website

DEVILLE - "Hydra"

I Deville appartengono a quella ondata di band che nei primi anni del 2000 introducono una massiccia dose di ormoni dentro la scatola dello stoner rock. Mannhai, The Quill, Dozer, hanno abbandonato le dilatazioni liquide e circolari dello space, esasperando la componente hard and heavy e dirottando il sound verso arricchimenti metal. Con "Hydra" i Deville seguono lo stesso percorso e danno alle stampe, via Small Stone Records (etichetta che tra alti e bassi consegna una varietà di band veramente notevole), un lavoro compiuto.
L'estetica è sempre quella: andare dritto al sodo. Lasciare da parte qualsiasi decoro o deviazione particolare e suonare i riff nella maniera più massiccia possibile. E il risultato non manca. Siamo vicini a certi Orange Goblin periodo "Coup de Grace" ("Lava" e "Over the Edge"), agli Slo Burn ("Iron Feed", "The Knife" e "Imperial") e Danko Jones ("Blood Crown" e "In Vain"). Il tutto fila liscio come un sorso di birra nel bel mezzo del deserto e questi album non promettono niente di più di quello che mantengono: una sana mezz'oretta di divertimento. Se invece volete innovazione, sperimentazione ed azzardo bisogna guardare da qualche altra parte.



Eugenio Di Giacomantonio

lunedì 4 marzo 2013

New review | KANI "Badass"


Voto
01. Bud Is My Trainer
02. Electric Church
03. Go to Bed With Us
04. What Doesn't Kill Me Makes Me Stronger
05. The Power of Money
06. Drink'n'Drive
07. Badass Boogie
08. Die Hard
09. We Bite
10. Dancing Star

Go Down Records
2012
Website

KANI - "Badass"

"Bud Is My Trainer" è l'opener di "Badass", nuovo disco dei Kani ed è un pezzo speed metal Anni 80 come non se ne sentivano da anni! Ma è solo l'inizio. L'omaggio ad un gigante come Bud Spencer merita un pezzo eccezionale e così sia. Il resto viaggia su coordinate hard Seventies punk rock da paura. "Electric Church of Rock" si spiega da sola: Hank Von Helvete dei Turbonegro è morto ed è rinato dentro il corpo non altrettanto grasso del Joker. "Go to Bed With Us" è Dozer, Lowrider, Demon Cleaner ed ora ne siamo certi: i nostri hanno un debole per il rock nordeuropeo di paesi quali Svezia e Norvegia. Terzo pezzo e tre direzioni diverse, non male. Andiamo avanti.
Motorhead dei Novanta su "What Doesn't Kill Me Makes Me Stronger" e a questo punto viene il dubbio di non aver messo nel lettore un cd compilation con tema Mostri Sacri del Rock. Dubbio subito confutato dall'organicità che i nostri sanno dare alla materia rock, che evita il tentativo di emulazione, ma guarda con rispetto chi è passato sulla stessa strada prima di te. E così seguiamo gli odori di Pantera in "The Power of Money" e "Drink'n'Drive", di Ironboss e Five Horse Johnson in "Badass Bolgie", di Corrosion of Conformity in "Die Hard" e di Megadeth in "We Bite", prima del gran finale acustico con "Dancing Star", blues per voce e chitarra, degna chiusura da manuale hard rock.
Il tutto è mescolato con grazia in un'alternanza di testi d'opposizione al sistema con scanzonature per puro divertimento. Ottimi per chi deve iniziare a comprendere lo spirito del rock'n'roll nelle sue accezioni più varie, senza dimenticare che siamo qui per lasciarci andare. E come dice la Go Down Records nelle note della cartella stampa: It's only dirty rock'n'roll, but I like it.



Eugenio Di Giacomantonio