martedì 23 aprile 2013

New review | BONE MAN "II"


Voto
01. Dead Weight
02. Closer to the Sun
03. All Eyes on Me
04. Stuck in the Mire
05. A New Breed
06. Out of Phase
07. Wood Song
08. Hollow Promise

Ozium Records
2013
Website

BONE MAN - "II"

DIY. Do It Yourself. Fallo da solo. A pensarci bene ogni opera d'arte è fatta dal genio di un individuo solo. Ma nella musica le cose sono leggermente diverse. Se sei in una band "necessariamente" non puoi fare tutto da solo. Però il termine DIY in musica assume un significato speciale. Significa: organizzati con gli amici, trovatevi in sala prove, fate le vostre cose. E se nessuno vi aiuterà, non preoccupatevi: organizzatevi da voi la stampa di album e promuovete la vostra musica in giro per l'Europa semplicemente con l'aiuto di conoscenti mossi dalla stessa passione. E così hanno fatto i Bone Man. Hanno confezionato "II" finanziandosi di tasca propria e poi giù, in giro per il continente, a promuovere la loro idea di come debba suonare una rock band. Conosciuti a Il Locale nel bel mezzo del loro tour italiano, Marian, Otzi e Arne hanno fatto uscire il loro "II" per la Ozzy Records, in tiratura limitata a 500 copie.
Nell'insieme l'album suona vario e compatto in ogni sua sfumatura, captando varie influenze nel corso dei due decenni che vanno dall'esplosione del grunge alla fine di questa prima decade del terzo millennio. C'è una vaga ombra dei System of a Down in più di un episodio ("Dead Weight" e "All Eyes on Me") soprattutto nella coralità delle lyrics e in quel mix di accoramento e passione dei ritornelli ululati sul finire del mondo. Alcune volte gli arrangiamenti si fanno sinuosi e speciali con l'aggiunta del synth che dona alle composizioni un respiro maggiore. Altre volte si spinge sull'acceleratore ("Stuck in the Mire" e "A New Breed") riportando tutto a casa Natas, Motorhead, Orange Goblin e in "Closer to the Sun" c'è la stessa grandeur ascoltata in capolavori come "Blues for the Red Sun", puro Kyuss style nella maniera più rustica immaginabile. Verso la metà del secondo lato i nostri puntano verso l'immaginazione e anche se c'è qualcosa di già sentito, il meglio è racchiuso proprio nel finale. Non c'è l'urgenza di dire tutto e subito e i tempi si fanno sospesi, come nell'arpeggio di "Hollow Promise" che lascia la curiosità di ascoltare i Bone Man nelle prossime future evoluzioni, come dei nuovi Pelican, quando "Australasia" era una sincera novità. Ben fatto. La terza generazione di stoner addicts promette bene. E, soprattutto, mantiene.



Eugenio Di Giacomantonio

sabato 13 aprile 2013

New Review | LOTHORIAN "Welldweller"


Voto
01. Witchunt
02. Welldweller
03. Atmosphere
04. Doomsday Calling
05. Cult
06. Shallow Ground

Acid Cosmonaut Records
2013
Website

LOTHORIAN - "Welldweller"

La seconda uscita di Acid Cosmonaut Records è qualcosa di maligno. La descrizione dell'ultimo giorno sulla terra. O qualcosa di simile. Gli autori, provenienti dal Belgio, sono i Lothorian. I cinque devono aver fatto una grossa scorpacciata di Electric Wizard, Sons of Otis, Warhorse e tutto quel doom tinto nella psichedelia più scura, fino a risultare una divagazione space olocaust. D'altra parte le band provenienti dai Paesi Bassi hanno sempre avuto una particolare propensione verso la combinazione di elementi chiari con elementi scuri. Basti ricordare un gruppo come i Toner Low, a cui i nostri si avvicinano molto: ottima scrittura e imprevedibilità. Come scardinare l'ortodossia doom e risultare originali.
La mezz'ora di "Welldweller" offre, senza cadute di tono o ammorbamenti che portano allo sfinimento, una bella introduzione sul mondo dei Lothorian. "Witchhunt" e "Atmosphere" sono strumentali e offrono ai nostri la possibilità di correre a briglia sciolta tra un rifferama ultra heavy e cambi di direzione inaspettati. La doppietta "Doomsday Calling" e "Cult" paga un po' troppo il tributo allo Stregone Elettrico ultimo periodo (ma è proprio Jus Osbourne, quello che sentiamo nella coda di "Doomsday Calling"?), senza però risultare fuori contesto. Finale ottimo con il sabbatthismo di "Shallow Ground", il saluto ai maestri, senza i quali nessuno sarebbe potuto essere.
La qualità sembra il tratto distintivo di tutte quelle etichette che nel nostro paese stanno portando avanti la tradizione della musica underground heavy psych doom. Un plauso a questi personaggi che puntano, tra mille difficoltà di ordine economico e promozionale, a portare avanti il discorso. Vero manipolo di eroi a cui noi tutti dovremmo essere riconoscenti. For those about to rock we salute you!



Eugenio Di Giacomantonio

New Review | GOLDEN VOID "Rise to the Out of Reach"


Voto
01. Rise to the Out of Reach
02. Smiling Raven

Thrill Jokey Records
2013
Website

GOLDEN VOID - "Rise to the Out of Reach"

Dopo lo splendido debut album dello scorso anno i Golden Void licenziano un sette pollici in tiratura limitata a 700 copie per il Record Store Day 2013. Con un'impronta da registrazione in sala prove, troviamo sul lato A "Rise to the Out of Reach", un saliscendi dal sapore western/surf/desert con un magnifico chorus a doppie voci e con la chitarra protagonista aggraziata. Sul lato B ecco "Smiling Raven", una gemma strumentale dove le sei corde di Isaiah Mitchell si fanno più presenti donando al pubblico la migliore composizione del gruppo, trasferendo sui solchi quell'energia tipica della jam live. Da non perdere al Roadburn 2013, in mezzo al marasma grandguignolesco messo in piedi da Jus Osbourne.



Eugenio Di Giacomantonio