mercoledì 25 settembre 2013

Focus on | GOODBYE BOOZY RECORDS



GOODBYE BOOZY RECORDS - 25/09/2013

La Goodbye Boozy Records fa dischetti meravigliosi. Alla soglia dei 14 anni conta circa un centinaio di uscite tra 33 giri (4 ad essere precisi) e 7 pollici. In mano abbiamo questi numeretti: 78, 82 e 83 e vi diamo un consiglio spassionato: giocateveli al lotto. Perché i numeri di Gabriele Di Gregorio, ogni volta che li ha dati, sono risultati gran numeri. Partiamo con "Blood Red/I'm Gonna Miss You" di Sick Thoughts, un malato paranoico che con quest'uscita conferma appieno la propria natura. Due pezzetti due che della bassa fedeltà se ne fanno un baffo, macinando impunemente Motorhead + punk + vomito nichilista. Fa tutto da solo e si sente. Garantito.
Il pene oceanico o l'oceano del pene. Chi lo sa cosa hanno in mente i Bikes, costola dei Demon's Claws di stanza a Berlino. Il loro one side propone due brani eccellenti, "Ocean Penis" (appunto…) e "Can't Wait". Melodia, divertimento, sporcizia garage con armonia nelle forme. Continuando così potrebbero prendere il posto dei padri. I Drags invece sono i figliocci di Matthew Melton (Bare Wires, Warm Soda) che produce, mixa e masterizza due pezzi magnifici. Ormai l'accoppiata suoni sugar/dirty e voce sussurrata ("da figlio di puttana" come azzecca puntualmente il buon Gabriele) sta facendo scuola. "Sense" stordisce premendo sull'acceleratore e "Sticks and Stones" culla con dolcezze a tratti inasprite da una chitarra gratta cervelli.
Andate a caccia di questi gioiellini, di corsa però, che le tirature sono basse. E magari prenotate le prossime uscite su www.facebook.com/gabriele.d.gregorio.77?fref=ts . State tranquilli: saranno sempre cose di cui non potreste farne a meno.

Ascoltate on line qui: https://soundcloud.com/goodbye-boozy-records



Eugenio Di Giacomantonio

New Review | PENDAGLIO DA FORCA "Prima esecuzione"


Voto
01. Pendaglio da Forca
02. Dichiarazione d'esistenza
03. Il Belpaese
04. Ultimo tramonto
05. I pensieri della mente
06. Emancipazione apparente
07. Il nome che mi hai dato

Self produced
2013
Website

PENDAGLIO DA FORCA - "Prima esecuzione"

Con "Prima esecuzione" i Pendaglio da Forca ci offrono una bella mezzoretta di heavy psych spruzzata di estetica punk rock. La band di Latina raccoglie il meglio tra i personaggi militanti nell'underground più oscuro e verace (Monkey's Factory, Zargoma Tree, Pornoise) e riesce a fare sintesi delle esperienze di ognuno riuscendo a proporre qualcosa di originale. Il motore propulsore sembra essere il disagio che viviamo in questi giorni nel Belpaese e i testi di Pietro (l'influenza punk più marcata) vogliono far esplodere la rabbia che ognuno prova di fronte alle ingiustizie, alle prevaricazioni e agli abusi di potere. L'inquinamento ambientale e culturale, il potere del Vaticano, le logge di governo, la guerra sulle popolazioni deboli, gli sbarchi combattuti con gli affondamenti e gli abusi sulle donne sono davanti ai nostri occhi e bisogna sapersi indignare, non guardare altrove. Ma non è solo cronaca da telegiornale.
A completamento viene esplorata la risposta emotiva che queste atrocità provocano sulla persona. Condizionamento mentale, disagio, repressione e depressione, fine delle speranze e pazzia. L'invito è resistere. Ribellarsi. Se non ora quando? Dalla parte musicale si ha un saliscendi tra ritmi accelerati che richiamano il punk old school del '77, mescolato a una influenza desert rock "carne e patate" con riferimenti a Karma to Burn, Unida, Slo Burn, Clutch e tutta quella parte vitaminica dello stoner. Nel bel mezzo del viaggio una bella sorpresa, "I pensieri della mente": una mazzata proto doom con voce salmodiante e riff tombale. Come coniugare le diversità senza risultare incoerenti? I Pendaglio da Forca hanno scoperto l'alchimia. Attendiamo successivi sviluppi.



Eugenio Di Giacomantonio

sabato 14 settembre 2013

New Review | DUSTIN WONG "Mediation of Ecstatic Energy"


Voto
01. The Big She
02. Emerald Atmosphere
03. Imaginelectric
04. Aura Peeled Off
05. Out of the Crown Head
06. Liberal Christian Youth Ministry
07. Cityscape Floated
08. Speeding Feathers Staring
09. (A) Shows (B) His Analysis and (C) Looked Over
10. Physical Consciousness Went in
11. Japan
12. Helix Sky
13. Vision Waterfall
14. Tall Call Cold Sun

Thrill Jockey Records
2013
Website

DUSTIN WONG - "Mediation of Ecstatic Energy"

La delicatezza che avvolge "Mediation of Ecstatic Energy" di Dustin Wong è cosa rara. Pattern soavi, ripetuti, circolari si aprono verso l'energia estatica, cercata e trovata nella sinteticità di strumenti elettrici. Pezzo finale del trittico iniziato nel 2010 con "Infinite Love" e proseguito con "Dreams Say, View, Create, Shadow Leads" dello scorso anno, l'album si presenta compatto ed omogeneo nella costante ricerca di differenti soluzioni ritmiche. Il supporto è dato da "dieci dita, due piedi, e dalla sua fantasia senza fine" come recita il press kit della Thrill Jockey e non risulta difficile immaginare Dustin costruire passo dopo passo, sovrapposizione dopo sovrapposizione, il suo mondo sonoro, antico e moderno, espressione della formazione d'infanzia a Tokyo e della maturità in giro per il mondo.
Formalmente i suoni vagano tra strutture progressive ("Out of the Crown Head" ha il pregio di farci sentire il suono PFM hic et nunc), lirismi à la Sigur Ros ("Tall Call Cold Sun") e meditazioni trascendentali di memoria kraut. Si ha la sensazione piacevole di ascoltare l'esperimento di un singolo personaggio che mette alla prova la sua tecnica per spingere avanti il suo personalissimo registro di scrittura melodica. E sotto questo punto di vita l'album è formidabile: scatti tra ritmi imprevedibili, poliritmie, anomalie e sincopi a braccetto con semplicità da videogame e ammiccamenti pop. Dal sol levante abbiamo sempre avuto prodotti che rimasticavano la cultura occidentale in maniera originale e bizzarra, con qualche piccola caduta verso la caricatura, ma qui assistiamo alla lenta creazione di uno stile riconoscibile e per certi versi unico. Coraggio e ammirazione per chi, col rischio del fallimento, tenta strade poco battute.



Eugenio Di Giacomantonio