giovedì 27 marzo 2014

New Rewiev | FATSO JETSON "Live at Maximum Festival"


Voto
01. Tutta Dorma
02. Orgy Porgy
03. Bored Stiff
04. Flesh Trap Blues
05. Nightmares Are Essential
06. Salt Chunk Mary
07. Too Many Skulls
08. Magma (encore)

Go Down Records
2014
Website

FATSO JETSON - "Live at Maximum Festival"

I Fatso Jetson in Italia si sentono a casa. Sarà il richiamo del sangue (Mario Lalli è un'accoppiata nome e cognome che non lascia dubbi sulla provenienza anagrafica) o sarà l'atmosfera giusta e il cibo buono a fare la differenza. Fatto sta che i sentiti ringraziamenti e le battute tra un pezzo e l'altro sono sintomi che la band è a proprio agio al Maximum Festival organizzato a Treviso da Max degli OJM in una edizione, la sesta del 2013, che insieme ai Fatso ha visto protagonisti i cugini Yawning Man e i Vibravoid.
La natura di jam band è evidente sin dalle prime note: dilatando e contaminando un primordiale blues elettrico con panorami desert e rifferama psichedelico i Fatso guardano alla musica con gioia e divertimento. Fosse un mondo più giusto dovrebbero avere il conto in banca del signor Josh Homme. Ma i nostri hanno scelto un'altra strada, quella di essere servi solo della propria espressione artistica. Punto. E dal vivo i risultati si sentono. Eccome. Riescono a dare vitalità a pattern meccanici e volutamente robotici con una sana dose di cazzeggio vocale e con chitarre assassine sempre sul filo di saltarti addosso ("Flesh Trap Blues").
Anche nei momenti più pacati riescono a essere sinuosi come serpenti ("Bored Stiff") e ad ammaliarti come una bella donna. Sanno essere psicotici e aggressivi ("Nightmares Are Essential", "Too Many Skulls") sia nello strumentale che non, e riescono a materializzare l'orgia di watt a cui i Queens of the Stone Age devono restituire più di un debito ("Salt Chunk Mary", "Orgy Porgy" e "Magma", bis che chiama in causa un altro gigante a nome Masters of Reality). Gli otto pezzi che troviamo nel disco vengono pescati da tutto il loro repertorio discografico ricordandoci che la loro prima apparizione risale al 1995 con l'album "Stinky Little Gods", edito dalla sempremerita SST Records.
Come dire: siamo nati grandi e resteremo tali. Per sempre. Tutta Forza signor Lalli!



Eugenio Di Giacomantonio

New Review | PRISMA CIRCUS "Reminiscences"


Voto
01. The Mirror
02. John Doe's Paranoia
03. Born in a Red House
04. Napalm
05. Asylum's Gate
06. Cain
07. Onyx Star
08. Joseph Merrick (The Elephant Man)

World In Sound
2014
Website

PRISMA CIRCUS - "Reminiscences"

Quello che suonano i Prisma Circus è il migliore rock in circolazione. Freak innamorati dell'assolo al fulmicotone, delle ritmiche serrate e dello stile sporco e selvaggio: avete miele per le vostre orecchie. Le reminiscenze evocate dal trio spagnolo sono quelle di una Woodstock bagnata e felice, di una jam nella Swinging London immersa nell'infatuazione blues di metà anni Sessanta e di quegli artisti che cercano nell'acido il suono meraviglioso. Qualcosa di perfettamente integro e riconoscibile di questo mondo espressivo ha attraversato i decenni e si è consegnato a band come Orange Sunshine, Dzjenghis Khan, Blue Pills e Radio Moscow. Qualcosa che risalta per il proprio bagliore cristallino. Gente che ha preso l'originale matrice blues (d'altra parte chi nel rock non lo ha fatto?) e l'ha temperata nella più sanguigna e disgraziata prurigine dell'adolescenza. Quindi, ormoni a palla ed eccitazione costante. Stooges, Blue Cheer, MC5 sanno cosa ci hanno consegnato per sempre. E noi con loro. E così sia!
Esemplare nello spiegare bene alle nuove generazioni questi concetti è l'assolo di batteria al giro di boa di "Napalm": un trialismo che introduce ad una progressiva accelerazione che porta a finale di stop and go con il wah-wah in fiamme a ricamare l'assolo infinito della solista in battaglia con le svisate di basso che cercano "un proprio spazio, proprio dove non ce n'è". E, come hanno spiegato bene i Rolling Stones da "Beggars Banquet" in poi, non c'è genuinità nel rock blues se non imbracciamo la chitarra acustica (qui nella bella e rassicurante "Asylum's Gate"). Ma questi sono intermezzi. La vera ciccia si trova nell'opener "The Mirror" – favolosa cavalcata in odore di bad gang e propedeutica per un sequel di "Scorpio Rising" – e "Cain", dove i riff sono talmente ossessivi che il pezzo sembra sbandare da un momento all'altro. Anche laddove il ritmo vira verso la ballad si ha la sensazione che la barbarie hard sia solo compressa e mai accantonata del tutto, come nella conclusiva "Joseph Merrick", l'uomo elefante, dove la grigia compassione per questo mostro da circo non vuole offuscare le visioni prismatiche in technicolor, ma vuole essere puro atto d'amore. Qualcuno recitava "il circo lascia la città". Altri rispondono: "Venite avanti siori e siore a vedere belve feroci, atleti su trapezio e la fantastica donna scimmia!".



Eugenio Di Giacomantonio

New Review | MYSTIC SIVA "Mystic Siva"


Voto
01. Keeper of the Keys
02. And When You Go
03. Eyes Have Seen Me
04. Come on Closer
05. Sunshine is Too Long
06. Spinning a Spell
07. Supernatural Mind
08. Find Out Why
09. Magic Luv
10. Touch the Sky
11. In a Room

World in Sound
2013
Website

MYSTIC SIVA - "Mystic Siva"

Il recupero di strani oggetti non identificati degli anni Sessanta e Settanta sembra essere pratica comune a molti responsabili di etichette discografiche. Un po' per tracciare una continuum tra passato e presente, un po' per trovare ascendenze in altre epoche storiche/culturali e un po' per pura e semplice passione, chi scandaglia nel favoloso ventennio trova pepite di straordinaria bellezza. Lee Dorrian, una vita passata tra Cathedral, ricerca di nuovi talenti e archeologia musicale, con le sue relics ci ha donato pezzi da novanta come Luv Machine, Necromandus e The (Original) Iron Maiden (!), act heavy psych appena un gradino sotto la triade Led Zeppelin/Black Sabbath/Deep Purple. Anche in casa nostra il lavoro di Massimo Gasperini della Black Widow ci ha informato sull'esistenza di Andromeda (pre Atomic Rooster: una bomba!), Zess (invidiati a morte dal lord di Coventry per non essere riuscito ad aggiudicarsene la paternità) e rarità degli High Tide a nome "Open Season".

Il buon Chris Peters della World in Sound persegue questa strada aggiornando il proprio catalogo di vintage mushrooms con una band pazzesca, i Mystic Siva da Detroit, AD 1967. Marc Heckert, anni 14, alle tastiere; Craig Smith, anni 15, al basso elettrico (costui, purtroppo, non farà parte delle registrazioni dell'album che vedranno protagonista Art Thienel, anni 15); Al Tozzi, anni 15, alla chitarra e Dave Mascarin, anni 15, al canto e alla batteria. Questo manipolo di imberbi si chiude nella casa di Dave e in un giorno solo registra 11 pezzi di velenoso fuzz psichedelico. Loro lo chiamano orange rock, per merito della copertina totalmente arancio con l'immagine di Shiva, colui che distrugge e rigenera i mondi, come la musica prodotta dai nostri, sorta di schiaffo amoroso in bilico tra aggressività e dolcezza.

L'influenza di Hendrix, Cream e Traffic, per loro stessa ammissione, è forte: aggiungete qualche spezia Jefferson Airplane e tutta la West Coast in acido, qualche lacrima di Jim Morrison e un flow proto soul funk e l'alchimia è servita. "And When You Go" e "Find Out Why" aspirano ad essere gospel track con organo ecclesiastico in evidenza; "Supernatural Mind" è horror occulto che non sarebbe dispiaciuto ad un altro imberbe del periodo, Bobby Liebling dei Pentagram; "Keeper of the Keys", "Eyes Have Seen Me" e "Magic Luv" sono road trip della Beat Generation con arroganza e stile dove l'estro chitarristico di Al emerge cristallino. C'è spazio anche per il finale altamente psichedelico ed evocativo di "In a Room", luogo in cui questi quattro scapigliati adolescenti, saturi di THC, hanno concepito un album, in un giorno, dentro una stanza. Nelle parole della band che accompagnano questa gradita riscoperta: "The music does take us back – hope you enjoy!". Of course, Siva's!



Eugenio Di Giacomantonio

New Review | GUARDIAN ALIEN "Spiritual Emergency"


Voto
01. Tranquilizer
02. Mirror
03. Vapour
04. Mirage
05. Spiritual Emergency

Thrill Jockey
2014
Website

GUARDIAN ALIEN - "Spiritual Emergency"

Etno jazz? Afro fuzz? Tribal trance? Innamorati dell'universo stile "noi bianchi sappiamo sonorizzare la Santeria meglio dei neri" riscoperto da band come Goat e i nostrani Al Doum & The Faryds? Siete impazziti all'ombra dei totem dei Master Musicians of Bukkake e non trovate più pace? Pensate che Kabawata Makoto stia cercando e cercando e cercando il riff perfetto? A voi è dedicato il progetto Guardian Alien: una combriccola di freak innamorati dell'indicibile soprattutto in fase di composizione. "In an Expression of the Inexpressible", diceva qualcuno.
Alla terza prova con "Spiritual Emergency" (è vero!), mettono insieme pattern incredibili, accostando post noise, sperimentazione, drone e percussivismo spinto in botte da un minuto o da venti. Partiamo con una dissimulazione, "Tranquilizer", che con i suoi ritmi serrati e samples sporchi (9 minuti abbondanti) è esattamente la cosa più lontana per restare calmi. Seguiamo. "Mirror" e "Vapur" insieme accoppiano tre minuti. Dissonanze prima, congas alla Kodo poi. Andiamo avanti. Oltre. "Mirage" è sunn 0))) nelle zone di "White" con qualcosina in più. Il finale è un'odissea, il ritorno mai più ritorno, il mare in tempesta. "Spiritual Emergency" è lunga più dei quattro pezzi finora ascoltati e, una volta venuti a capo dei 20 minuti e 41 secondi, ci si accorge che potevano fare uscire un disco solo con la title track.
L'esperienza fa tornare in mente un altro gruppo italiano che vibra delle stesse emozioni, i Trans Upper Egypt. Andateli a cercare per i vostri riti pagani da cameretta e fate vostre le parole del custode alieno: "Full disclosure: we've been here all along". Tutto succede qui ed ora. E nulla più.



Eugenio Di Giacomantonio

New Review | ELBOW STRIKE "Planning Great Adventures"


Voto
01. Elbow Strike Mofos
02. Cosmic Pleasure
03. Momma Is Cooking Chips
04. Monster
05. Stone Man
06. Tokyo Town
07. U.F.O.
08. Up Competition
09. Waiting 4 the Sun
10. We're Not Alone
11. Winter Night

Go Down Records
2013
Website

ELBOW STRIKE - "Planning Great Adventures"

La grande avventura proposta dagli Elbow Strike è fatta di route 66 e panorami a perdita d'occhio. Un viaggio verso l'America dei confini, rurale e ruspante, con la voglia di appartenenza a quel mondo così lontano e così vicino. Non è certamente un percorso fatto di processi interiori e di ricostruzione della propria mappa emozionale, bensì una ricerca continua della festa e del divertimento, anche se un certo ammiccamento alla materia grunge è evidente in più parti e fa precipitare l'arte nella consolata malinconia.
La gioia di vivere solo ed esclusivamente di party fino al mattino emerge dall'iniziale "Elbow Strike Mofos", dove le commistioni con un certo street metal anni 80 non sono celate, e da "Stone Man" che, a dispetto del titolo, è una verace dichiarazione d'amore verso certo rock FM dal facile ritornello. Complice il fatto che il deux ex machina dell'intero progetto, il cantante e chitarrista Chris T Bradley, abbia soggiornato negli States per tre anni, le composizioni si nutrono di influenze West Coast evidenti. Si avvertono odori Andrew W.K./Zack Wilde ("U.F.O. ") speziati con pizzichi di slow boogie, sapori Foo Fighters ("Waiting 4 the Sun") infuocati dal blues distorto di southern addicts come Black Crowes e strizzate d'occhio alle billboards grunge della belle époque dove Spin Doctors, Stone Temple Pilots e Silverchair monetizzavano con pezzi a presa rapida il loro conto in banca.
In definitiva, il disco scorre via che è una bellezza. Per chi volesse vivere un spaccato qui ed ora della musica americana meno underground e sperimentale, "Planning Great Adventures" promette una cinquantina di minuti di sano divertimento.



Eugenio Di Giacomantonio