mercoledì 16 luglio 2014

New Review | THEE ELEPHANT "Thee Elephant"


Voto
01. In Love Again
02. The Fool
03. Orpheus
04. Hole in the Road
05. I'm a Loser
06. That's Beyond the Pale
07. Go to Spain
08. Here for You
09. Home
10. Summerwind

Bomba Dischi
2014
Website

THEE ELEPHANT - "Thee Elephant"

Barba e capelli signori. Non è l'incipit di un coiffeur, ma l'elemento principale dei Thee Elephant. Tanta barba e tanti capelli. Tanta West Coast e tanta erba da fumare. Il loro violent surf è più Beach Boys sound mescolato ad aromi prettamente British, che Phantom Surfers. I Blur con metanfetamina in corpo, per capirci. Bomba Dischi pubblica questo esordio che conferma i propositi dell'etichetta: puntare dritto verso un rock para-mainstream e paraculo. Senza perdere un'oncia di qualità.
I nostri hanno ascolti ad ampio raggio. Si sentono echi di Beatles nella coda di "Orpheus" (bella l'idea di stratificazione delle voci) e accenni New Wave da confine americano nella seguente "Hole in the Road". Sono bravi e sanno maneggiare la materia. E dimostrano una cura per gli arrangiamenti molto particolare. Quando la battuta scende e il bicchiere si riempie ("I'm a Loser", "Here for You", "Summerwind") non diventano stucchevoli. Anzi. L'ambiente si riscalda maggiormente e le donne ve la mostreranno. L'importante è colpire prima che il ritmo torni violent come nel riff kravitziano di "In Love Again" o sinuoso come serpe tra l'erba alta di "Go to Spain", Sixties e benefica.
Facciamo come da loro consiglio: abbandoniamo l'amore, abbandoniamo l'innocenza e la purezza, abbandoniamo la semplicità. E lasciamoci cullare in questo mare.



Eugenio Di Giacomantonio

New review | DOME LA MUERTE AND THE DIGGERS "Supersadobabi"


Voto
01. Nice Family
02. If You Fight
03. Woman in Trouble
04. Sell Out
05. Little Doll
06. Your Favourite Obsession
07. Screamin' at the Wind
08. Broken Chains
09. The Shape of Things to Come
10. Bad Trip Blues Again
11. We'll Ride Until the End

Go Down Records
2014
Website

DOME LA MUERTE AND THE DIGGERS - "Supersadobabi"

Dalla parte dei caveman. Sempre e per sempre. Dome la Muerte è il nostro Link Protudi. Ma anche qualcosa di più. È il nostro Sky Saxon, Iggy Pop, Mick Jagger. Rocker di razza che nella vita sanno fare una cosa sola: rock'n'roll. Con i suoi Diggers nel 2014 sforna un altro album (il centocinquantottesimo della sua carriera, se non sbaglio) improponibile, pieno di tutti quei sottogeneri hard che noi born loser conosciamo bene. Eppure "Supersadobabi" suona da paura. Completo e perfetto nella sua magniloquenza. Partiamo dalla fine: "We'll Ride Untile the End" è proprio come il titolo, una cavalcata surf strumentale appassionata che mischia Dick Dale, Ventures e Animals alla grande.
"If You Fight" è Turbonegro al 100% con carica depravata al seguito. "Your Favourite Obsession" è proprio la nostra voglia di scapocciare sul ritornello street glam e birra in mano. Slide guitar a riportare tutto in southern comfort. Sullo stesso registro biblico risuona "Woman in Trouble" che si pone interrogativi arcaici. Visioni liquide all'LSD tra Vibravoid e Liquid Sound Company è la sorprendente "Broken Chains", che rispolvera il sopito amore per il Sixties sound drug addicted tra code wah-wah e phaser supersonici. Ma ogni viaggio in acido vuole il ritorno, così ci pensa il "Bad Trip Blues Again" che tra sferragli di treno merci ed accordi ruspanti riporta tutto a casa, alle radici blues. C'è anche il tempo di omaggiare un paio di band amate con due cover ad hoc: "Little Doll" che se non sapete a chi appartiene, questa recensione non fa per voi e "The Shape of Things to Come" di Barry Mann & Cynthia Weil, sconosciuto duo compositivo, sempre dei Sessanta.
Se volete un disco per i party rock di quest'estate che tarda ad arrivare, munitevi di "Supersadobabi" e solo di quello. Le ragazze vi cadranno tra le braccia. Lunga vita a Dome!



Eugenio Di Giacomantonio

New Review | ØRESUND SPACE COLLECTIVE WITH DAMO SUZUKI "Damo Susuki møder ØSC"


Voto
01. Damo's Første ØSC Flyvtur
02. Energisk Reaktion 1
03. Energisk Reaktion 2
04. Jeg kan ikke vokse op
05. Dit Glimtende Øje
06. Datid, Nutid, og Fremtid

Space Rock Productions
2014
Website

ØRESUND SPACE COLLECTIVE WITH DAMO SUZUKI - "Damo Susuki møder ØSC"

Flutti di maree acide e orizzonte oltre la quarta dimensione. Con una discografia prossima a quella dell'opera omnia di Arturo Toscanini (ma a pensarci bene anche a degli Acid Mothers Temple, per dire) torna l'ensemble Øresund Space Collective in combutta con Damo Suzuki. Irriducibili freak innamorati di Can (gruppo d'origine del buon Damo agli inizi degli anni Settanta), Neu, Faust, Guru Guru i primi, sperimentatore d'avanguardia il secondo. Dall'incesto nascono frutti polposi come l'iniziale "Damo's første ØSC Flyvtur", ventitre minuti ventitre che forse neanche l'ultimo album completo degli Off! dura tanto. Ma neanche le seguenti canzoni scendono sotto al numero venti di minutaggio, tranne in un paio d'occasioni in cui i nostri "sintetizzano" il "Damo's første ØSC Flyvtur" in due episodi da circa un quarto d'ora ognuno. D'altra parte non si possono imprigionare i flussi di coscienza dentro scatole da tre minuti e mezzo, quindi avanti, si parte per un viaggio che ci porta fuori dal nostro corpo. Evidente è che mr. Suzuki è un predicatore. Una sorta di Allen Ginsberg allenato al potere della parola, usata come alimento dell'anima, che si manifesta in corso d'opera, in evoluzione, in continua compartecipazione di quello che succede ora.
La vocalità, lo strumento che può trascendere dal significato perché appartiene propriamente all'uomo e in quanto tale lo rende riconoscibile, crea il vertice emotivo delle composizioni. Di fianco e non sotto, i musicisti improvvisano. Di fianco e non sopra, Damo improvvisa. Ascoltiamo ciò che i nostri hanno fatto il giorno di San Valentino del 2013, salendo sopra un palco, suonando il proprio strumento. Precisamente in quell'ordine. Esattamente nel modo in cui quello che hanno appena prodotto influenzerà quello che deve venire. E così saliamo e scendiamo con le pulsazioni di basso, strumento in bell'evidenza, e tentenniamo nelle sospensioni generate da ciò che Dik Mik degli Hawkwind chiamava Audio Generator and Elettronics. La chitarra (in molte circostanze c'è Nicklas dei jazz/prog/psych masters Papir) è talmente elegante che non spezza mai il continuum del parlato, ma l'incoraggia e lo rafforza. Altra curiosità è che nei centoventiquattro minuti totali dell'album (triplo vinile su Clearspot e Shappire Records) gli elementi della band ruotano in modo tale da non escludere nessuno dal giardino dell'Eden creato da Damo. E lui, un giapponese di sessantatre anni, sempre lì, fisso, un monolite a disposizione del verbo, involto dentro una nube di vocals deelay e riverberi. Sarà forse per la giornata particolare ma eventi come questo sono veri e propri atti d'amore verso lo spirito primigenio della musica: consolare gli inconsolabili. Peace.



Eugenio Di Giacomantonio