mercoledì 29 ottobre 2014

New Review | THE JANITORS "Evil Doings of an Evil Kind"


Voto
01. Greed
02. Black Wheel
03. Here They Come
04. There Will Be Blood

Bad Afro Records
2014
Website

THE JANITORS - "Evil Doings of an Evil Kind"

The Janitors sono una band atipica per il catalogo Bad Afro. Abituati alla loro uscite flower power (su tutti i grandissimi Baby Woodrose, ma non bisogna dimenticare eccellenze come On Trial, Dolly Rocker Movement, The Setting Son e tante altre), il suono che propone questo quintetto svedese è fuori dall'idea peace and love. Incandescente, ipnotico, pesante. Se dovessimo pensare a degli Spaceman III o a dei Loop di oggi, A.D. 2014, penseremmo proprio a loro. Qualcosa ricorda la psichedelia texana di band come The Black Angels ("Black Wheel") ma in loro non c'è consolazione. Come moderni Anton Newcombe, sono dei born losers. E in più aleggia lo spettro dark di Ian Curtis nel canto. Capiamo che una cosa così non è propriamente "splendente". Le chitarre straziano in "Here They Come" e i tamburi richiamano il voodoo come potevano fare i Cure degli anni d'oro di "The Handing Garden". Prossimi, ma non proprio vicini, i compagni di etichetta Telstar Sound Drone. Ecco: il drone è la parola d'ordine per i Janitors. Con questo EP di quattro tracce emerge il monolitico fragore del sound ipnotico. Per palati fini. E tossici, of course.



Eugenio Di Giacomantonio

New Review | ELECTRIC TAURUS + PREHISTORIC PIGS "Split"


Voto
01. Electric Taurus -­ Behind the Sun
02. Prehistoric Pigs -­ The Perfection of Wisdom
03. Prehistoric Pigs - ­79360 Sila­Nunam

Go Down Records
2014
Website

ELECTRIC TAURUS + PREHISTORIC PIGS - "Split"

Oltre cinque minuti di guitar effects per introdurre uno dei riff più schiacciassi e arcigni mai ascoltato. Loro sono gli Electric Taurus, band di Dublino con all'attivo il bell'album "Veneralia". La loro "Behind the Sun", nulla a che vedere con il pezzo omonimo dei Black Sabbath, è puro mesmerismo psichedelico. Non un attimo di tregua, non un ammosciamento, non un calo di pressione. Pura evocazione panica. Un quarto d'ora di saliscendi emotivo all'insegna dei contrasti puro/impuro, dolce/acido e piano/forte. Trova spazio anche un solo di batteria, tanto per capire dove stanno rivolgendo lo sguardo i nostri. Tra heavy occulto e jam a base d'oppio. Ospite alla voce Barbara Allen della band Crafty Fuzz, anch'essa di stanza a Dublino.

Se la bravura è la caratteristica degli Electric Taurus, i Prehistoric Pigs non sono da meno. Più Pink Floyd, meno Pentagram potremmo sintetizzare in rapporto con i compagni di split. Più maliziosi. La loro idea strumentale ha del coraggio e lo dimostra in due composizioni affini e contigue. "The Perfection of Wisdom" è, come il titolo suggerisce, la perfetta descrizione della pace interiore. Hanno la maturità artistico/stilistica per poter soggiornare nell'olimpo dei grandi e seppur la seguente "79360 Sila Nunam" sia un pelo più didascalica nel rinverdire la vecchia passione del blues del pianeta rosso, non sminuisce minimamente la caratura dei nostri.
La Go Down Records nel giro di un pugno di mesi ha pubblicato due split tra i più belli che si possano ascoltare quest'anno. Fatso Jetson, Herba Mate, Electric Taurus e Prehistoric Pigs. Due di queste quattro band sono italiane. Scusate se è poco.



Eugenio Di Giacomantonio

New Review | HEAT LEISURE "III & IV"


Voto
01. III
02. IV

Thrill Jockey
2014
Website

HEAT LEISURE - "III & IV"

Sapevamo che la fiamma che arde dentro ai cuori dei fratelli Carney splende di una luce squisitamente sperimentale. Ne sono dimostrazione gli ultimi lavori dei Pontiak dove, a trame hard/psychedelic, si interlacciano sconfinamenti in territori "altri". Poi, se si è proprietari di una fattoria in Virginia isolata dal mondo sia fisicamente che concettualmente, è facile chiamare gli amici dei Guardian Alien più qualche altro junkie e dare fuoco alle idee più freaky. Tutto questo risponde al nome di Heat Leisure. Che come stranezza non ha niente da invidiare a nessuno. Si manifesta al mondo con "I & II", voi direte primo album. Sbagliato. "I & II" è un video (da guardare su: http://vimeo.com/51020183) girato in un giorno, dal pomeriggio alla sera, al di fuori della fattoria dei nostri, e si presenta come prima pubblicazione a tutti gli effetti. Si montano gli strumenti e alè via di jam spassionata. Mitici.

Segue questo "III & IV", album vero e proprio sotto l'ala benevola della sempremerita Thrill Jockey. Due pezzi. "III" è un monologo di Ken Babbs che introduce alla spettinata di watt e ampli tipica dei Pontiak in forma piena. "IV" è più dolce, riflessiva. Più kraut. Voci femminili ed effetti a bobine analogici con tutto il corredo di malfunzionamenti, difetti ed accidenti vari. Molto piacevole. Simile, alla fine, ad un'invocazione sciamanica. Cosa succederà in futuro? Nessuno lo può sapere. I nostri affermano che la successiva manifestazione degli Heat Leisure può andare su pittura, scultura e Dio so sa cos'altro. Rimaniamo sempre all'erta. Sostanze alla mano.



Eugenio Di Giacomantonio

venerdì 3 ottobre 2014

New Review | BLACK GREMLIN "Rock and Raw"


Voto
01. The Lich
02. Entropy Death Squad
03. O)))ptimism
04. Shot of Rock
05. Black Gremlin
06. 6.6.6.
07. Bongoloid

Retro-Vox Records
2014
Website

BLACK GREMLIN - "Rock and Raw"

I Black Gremlin sono dei gran simpaticoni. A cominciare dal nome del gruppo, dai titoli delle canzoni ("Bongoloid" vince il premio di titolo più bello dell'anno ma anche "O)))ptimism" non scherza per niente) e dalla copertina dirty, tutto è più che esplicito nella loro idea di rock band. Messa su la puntina – ah, i bei tempi! – veniamo travolti da ruggiti hardcore di ottima fattura, ma non solo. C'è l'idea che la migliore band del mondo siano stati i Black Flag, però ci si è fatti le ossa anche con Fu Manchu, Sleep e compagnia stonata.

La citata "O)))ptimism" sembra una outtakes di "Holy Mountain" degli Sleep anche se l'acceleratore è pronto a sbuffare. Ecco, in questo ricordano un gruppo ottimo e semisconosciuto a nome C/Average che sul finire dei Novanta triturava "Interstellar Overdrive" e "Beer Drinkers and Hellraisers" come una punk band. Loro fanno alla stessa maniera e in questo sono fratelli ai contemporanei losangelini The Shrine, Zig Zags o ai The Decline Effects di Lousville. Come dire: calore e soulful Seventies stuprato dalla tossicità proto punk. Nei primi Ottanta succedeva questo. Oggi pure.



Eugenio Di Giacomantonio

New Review | DOT LEGACY "Dot Legacy"


Voto
01. Kennedy
02. Think of a Name
03. Days of the Weak
04. The Passage
05. Pyramid
06. Gorilla Train Station
07. Rumbera
08. The Midnight Weirdos
09. 3am

Setalight Records
2014
Website

DOT LEGACY - "Dot Legacy"

I Dot Legacy sono quattro ruspanti giovanotti della capitale francese che hanno voglia di fare quello che vogliono con il rock 'n roll. Sono cresciuti con l'hard nordeuropeo e si sente. Sarà per quei fraseggi di chitarra stile Glucifer/Hellacopters/Hives ma l'influenza del sound made in Sweden è maggiore di quello made in UK. Inoltre, hanno dimostrato di essere interessati alla musica indipendente degli ultimi vent'anni, quella che si affaccia al davanzale maistream di Faith No More, Red Hot Chili Peppers, System of a Down (soprattutto nell'amalgama chitarrina arpeggiata e vocalizzo "romantico") e questo dona al primo omonimo disco una melodia di facile suggestione.

Alcune volte Damien, il cantante e bassista, si lancia in emulazioni alla Anthony Kiedis ("Pyramid") fuori tempo massimo per risultare efficaci, ma nel contempo sa usare la voce in diversi registri e questo dona una freschezza all'esecuzione generale. Le cose migliori si avvertono quando il tempo rallenta e si vedono i primi miraggi desertici fuori l'orizzonte metropolitano ("Gorilla Train Station": titolo spettacolare!) o quando le parti strumentali si lanciano in jam dissociate come in "The Midnight Weirdos". Altre volte forzature come stop-and-go e accelerazioni metal, come nell'iniziale "Kennedy", o cori Spanish funzionano meno alla pace interiore dell'ascoltatore, ma alla fine della fiera i conti tornano a loro favore. D'altra parte che male fanno questi quattro ruspanti giovanotti che hanno voglia fare quello che vogliono con il rock 'n roll? Assolutamente nulla.



Eugenio Di Giacomantonio

New Review | FATSO JETSON + HERBA MATE "Early Shapes"


Voto
01. Fatso Jetson - Living All Over You
02. Fatso Jetson - Long Deep Breath
03. Fatso Jetson - Nyquilt
04. Herba Mate - Desert Inn I
05. Herba Mate - Dance Dance Dance
06. Herba Mate - Way Down
07. Herba Mate - Desert Inn II

Go Down Records
2014
Website

FATSO JETSON + HERBA MATE - "Early Shapes"

La Go Down fa le cose per bene. Innamorati (e chi non lo è?) della Lalli's Family, Leo e Max piazzano questo split nuovo di zecca che vuole dimostrare come l'esplorazione sia la componente principale del mondo musicale del nostro Marione. Tornati a casa dopo il tour italiano che li ha visti partecipare alla sesta edizione del Maximun Fest di Treviso, i Fatso Jetson si sono chiusi in studio a Los Angeles sotto l'occhio amorevole dell'amico Mathias Schneeberger (già con loro in "Cruel & Delicious" del 2002, ma anche presente in diverse Desert Sessions e in cabina di regia con QOTSA, Mondo Generator, Masters of Reality e Mark Lanegan: in una parola il suono dello stoner rock americano!) ed hanno forgiato 3 pezzoni micidiali. Riflessvi. Dondolanti. Evocativi come canti di sirene. Abbandonando, per un attimo, la componente hard/surf/blues, si sono lasciati cullare nel mare calmo del THC. Ed hanno chiamato alla festa lo stesso Mathias con il suo Rhodes Paino, Adam Harding e la sua chitarra e una (sorpresa!) voce femminile di Abby Travis in "Long Deep Breath". Il risultato è un continuum spazio temporale che in quarto d'ora ci fa viaggiare alle porte di Orione. Imbattibili. Genuini e garanzia di qualità.

I nostrani Herba Mate non sfigurano per niente al confronto. Diciamo che sono più ortodossi e che il loro kyussismo, pur non essendo brillante come i Los Natas o jazzato come i Color Haze, risulta piacevole all'ascolto. Quei suoni sono legge e quando vengono introdotti in "Desert Inn I" tutti i die hard kids si ritroveranno i benvenuti nella Sky Valley. Alessandro è bravissimo con la voce, calda e abrasiva, che ricorda proprio quella di Marione nello stile sussurrato. Ermes ed Andrea fanno un lavoro eccellente. Hanno passione, tecnica e cultura dell'argomento. Come quando ti piazzano una versione fulminante di "Way Down" dei Core (chi li ricorda? Progetto che ha dato i natali ai più famosi Atomic Bitchwax) che è una dichiarazione di appartenenza netta. Tutto un attimo prima di sfumare nel vento caldo del secondo episodio di "Desert Inn", che ci lascia con gli occhi semichiusi e la mente rapita da chissà cosa.

Lontani eppur vicini. Quando la germinazione è buona i frutti sono sempre dolcissimi. A scapito di cultura, società, estrazione sociale e scarto generazionale. Good Vibrations is the law!



Eugenio Di Giacomantonio