sabato 25 aprile 2015

New Review | SUN AND THE WOLF "Salutations"


Voto
01. 87 Years
02. Settle Down
03. All We Need
04. Ghetto Drum
05. Waves in Front of Me
06. Into This Mess
07. The Fisherman
08. Why Are We Not Fading
09. Never Sorry

World In Sound
2014
Website

SUN AND THE WOLF - "Salutations"

Richiami allo shoegaze più evoluto. Fumi narcolettici e ritmi relax con un forte richiamo alla melodia. Nati da dei Jesus and Mary Chain più sdolcinati e cresciuti con Brian Jonestown Massacre, Black Rebel Motorcycle Club e Soundtrack of Our Lives, i Sun and the Wolf confezionano un prodotto delicato e convincente. Registrato al Voxton Studio di Berlino, "Salutations" vede in formazione ex membri di The Have, band neozelandese che ha riscosso un leggero successo commerciale grazie ad alcuni passaggi televisivi nazionali che hanno fruttato ben tre inviti al SXSW di Austin, Texas e due album di lunga durata. Dalla ceneri prettamente retro garage della band che li potevano avvicinare ai loro compaesani The Datsuns, il frutto che abbiamo nelle nostre mani oggi è qualcosa di leggermente più orientato verso ascolti più ampi.

"Settle Down" conferma la capacità di Brodie White e Peter Mangan di creare trame convincenti con le chitarre; con "Into This Mess" l'affondo verso il raga rock dei Sessanta è completo e "Never Sorry" ci propone genuine relics lennoniane che non smorzano la dolcezza che pervade l'intero lavoro. Le voci sono spesso sussurrate e non forzano mai la mano in direzione dell'aggressività. Spesso gli arrangiamenti ricorrono a delicati tocchi di effettistica retro come gli assoli rovesciati di "All We Need" o i suoni in loop nell'intro di "The Fisherman" che dimostrano assoluta accuratezza in ogni fase di realizzazione del disco. Anche se le radici non sono del tutto smorzate come emerge dalla robusta "Why Are We Not Fading". Alla fine della fiera "Salutations" si dimostra essere un disco completo e maturo. Non una festa del secolo, ma un piacevole party tra amici.



Eugenio Di Giacomantonio

New Review | AVVOLTOI "Amagama"


Voto
01. Storia di una notte
02. Solo un nome
03. Eh Eh Ah Ah
04. Come puoi
05. Uomini fantastici
06. Isabel
07. Federica
08. Quanto sarai tu
09. Un figlio dei fiori non pensa al domani

Go Down Records
2014
Website

AVVOLTOI - "Amagama"

È proprio vero che gli Avvoltoi non sono tornati, ma rinati nel vero senso della parola. Ce ne accorgiamo subito, dalla distorsione garage rock di "Storia di una notte". D'altra parte non ci sono comparti stagni nella musica di Moreno Spirogi: il beat, il garage e l'hard sono tutti incesti tra mamma blues e figlio rock 'n roll. Sopra, sotto, di lato, ovunque la sua voce a narrare storie di ordinaria provincialità italiana. Amori, amici, scommesse perdute, occasioni perse. Con tutto il rispetto Moreno fa sua la massima motorheadiana born to lose, live to win, anche se gli aggiunge quel tocco scanzonato da entertainer del suo carattere che conosciamo bene.

Gli 8 pezzi più bella cover (stavolta imbevuta fino al midollo di italian beat) di "Un figlio dei fiori non pensa al domani" sono il compendio di quasi quarant'anni di frequentazioni musicali. Gli Steppenwolf tirati per la giacchetta di "Eh Eh Ah Ah", Canterbury meets cantautorato italiano nella bellissima "Come puoi" e prog Seventies in "Isabel". Ecco: le donne. Punto focale (doloroso?) nella poetica di Moreno. Sfuggenti, scontente, ma anche forti e pronte al cambiamento, da sempre sono nell'immaginario del rocker croce e delizia. Il nostro non fa eccezione: le guarda, le vive, ne scrive. Con la delicatezza che gli è propria. In questo gli Avvoltoi e il suo promoter principale sono cosa preziosa nel panorama italiano, perché sono lontani dallo stucchevole che l'argomento porta con sé. Avanti così Moreno. Per altri quarant'anni almeno.



Eugenio Di Giacomantonio

New Review | KOTIOMKIN "Maciste nell'Inferno dei morti viventi"


Voto
01. Jungla Cannibale
02. Maciste
03. L'ampolloso Gigione
04. Peplum Holocaust
05. Petrus il Filibustiere
06. Aderbale
07. Airavata

Zeder Dischi
2014
Website

KOTIOMKIN - "Maciste nell'Inferno dei morti viventi"

I Kotiomkin sono tre simpaticoni della provincia teramana impregnati fino al midollo di immaginario B-movie e joint di pessima qualità. Il loro "Maciste nell'Inferno dei morti viventi" vuole essere colonna sonora di un immaginario film che incrocia il peplum, o meglio la spada e il sandalone dei magnifici anni d'oro di Cinecittà, e il world movie dei Sessanta, che ha fatto la fortuna di autori come Gualtiero Jacopetti. Questo nell'iconografia. Nella sostanza prettamente musicale siamo davanti ad uno stoner rock carne e patate, dove l'influenza di mostri sacri come Karma to Burn, Electric Wizard e Sons of Otis è evidente.

Partiamo dal fatto che sono strumentali e questo ci piace. Usano dei sampler per dare l'idea del continuum della trama filmica e questo ci piace ancora di più. Poi, i titoli. "L'ampolloso Gigione". Premio titolo cazzone dell'anno: a dispetto, la musica offre slanci inaspettati rispetto al rifferama sinora ascoltato. "Peplum Holocaust" e "Maciste" portano doni all'altare doom psichedelico reiterando il wall of sound fatto di effettistica accoppiata a ritmi pachidermi che garantiscono l'allentamento dei sensi. Ottimo. Altre cose riescono meno, come la marcetta + rallentamento + indie rock di "Petrus il Filibustiere", che non si riesce a capire dove vada a parare. Meglio il finale fatto dall'accoppiata "Aderbale" e "Airavata", dove sembra che i nostri agiscano per sottrazione aumentando il coinvolgimento dell'ascoltatore.
La saga non finisce qui. Come ogni filone che si rispetti aspettiamo il secondo capitolo dal titolo "Squartami tutta". Erezioni assicurate. Divertimento pure.



Eugenio Di Giacomantonio

New Review | EASY CHAIR "Easy Chair"


Voto
01. Slender Woman
02. My Own Life
03. Easy Chair

World In Sound
2014
Website

EASY CHAIR - "Easy Chair"

Giovani freak del Northwest da amare incondizionatamente. Born losers per antonomasia, gli Easy Chair pubblicano nel 1968 un album registrato da un lato solo della durata di 20 minuti, ricordato soltanto da vinilisti monomaniaci di tutti i tempi. Troppo poco per passare alla storia, potremmo obiettare. Ma le comparsate con Yarbirds e Cream attirano l'interesse di un certo Frank Zappa che scippa loro Jeff Simmons (basso e voce) per i suoi Mothers of Invention.

Andando al disco in questione, le gioie non sono poche. La melliflua "Slender Woman" in apertura è dolce e carezzevole come psychedelic dream doorsiano. Quasi dieci minuti di miele e joint inside this house…. "My Own Life" è puro West Coast meets Cream a bomba con supereroi quali wah wah e fuzz. Quello che colpisce è la già alta qualità di scrittura che hanno questi junkhead. Il finale è il manifesto che porta lo stesso nome del gruppo e sarebbe piaciuta a un certo Booby Liebling per il suo incedere potente e dark al contempo. Dopo questo, l'oblio. Non per tutti, ma per il gruppo siffatto è la sparizone. Fino ad oggi. Perché grazie alla World In Sound la malasorte ancora una volta è stata smarcata. Godiamone tutti.



Eugenio Di Giacomantonio

New Review | LEATHER ALIVE "Loom"


Voto
01. Last Man Standing
02. The Sniper
03. Stegosaurus
04. Stream of Consciousness
05. The Russian Chopper
06. Bonehead
07. Orwell
08. Journey

Go Down Records
2014
Website

LEATHER ALIVE - "Loom"

Come novelli Orange Goblin, i Leather Alive picchiano duro. Attivi nel territorio romagnolo dal 2009, hanno dato alle stampe il loro album d'esordio nel 2014 via Go Down Records, non prima di essersi fatti le ossa calcando i palchi in compagnia di OJM, Lords of Altamont, Vic du Monte e tanti altri. Gli otto pezzi che compongono "Loom" offrono il fianco alle influenze più disparate: si va dall'infatuazione per il deux-ex machina John Garcia in "Stream of Consciousness" dove il rifferama ci porta proprio a cavallo di Slo Burn e Unida, fino al crossover di matrice novanta di "Bonehead" e "Journey" che mischiano piacevolmente il sound di Seattle con i momenti più quieti di certo alternative rock in stile Jane's Addiction.

Alcune volte il cantato sembra restare un po' troppo fermo sullo stesso registro, ma è cosa da poco. Come il cantante dei Kyuss ha eletto a proprio modello Ian Astbury dei Cult, così il nostro Riccardo prosegue nella filiazione. Dalla sua parte c'è un substrato sonoro che vede due chitarre (Paride e Davide) e la sezione ritmica affidata a Nicolò alle pelli e Marco alle quattro corde. C'è anche una divertente sbandata redneck di "The Sniper" che se siete appassionati di Simpson non potete fare a meno di immaginare Cletus, l'allocco bifolco, battere il piede sul tavolato con in mano un boccione triple X. Così è il sound dei Leather Alive: ruvido, cafone, ma altamente genuino.



Eugenio Di Giacomantonio

New Review | INSTANT BONER "Perfect Sunday"


Voto
01. Illusions, My Guide
02. Dirty Roads
03. Slacker
04. Perfect Sunday
05. Head Filled with Smoke

Self produced
2014
Website

INSTANT BONER - "Perfect Sunday"

Gli Instant Boner portano avanti la tradizione delle band psichedeliche provenienti dalla Grecia. Dopo gli splendidi Purple Overdose (consiglio: procuratevi l'intera discografia, sono in giro dagli anni Ottanta) e i più tradizionalisti 1000 Mods, ora viene fuori questo quintetto di Salonicco, pronto a smazzare le sue carte sulla scena. Imbevuti fino al midollo di suoni grassi post kyussiani, non si fermano sulla superficie del ben fatto. Scavano dentro le radici dell'hard sound e trovano germogli florescenti che guardano a stile limitrofi come l'heavy e, dall'altra parte, il jazz, nella maniera più delicata possibile.

C'è il sax di Orestis nella lunga e spericolata "Perfect Sunday" a donare quel guizzo in più che fa fare un passo avanti a tutta la band. Gli altri quattro pezzi di questo primo EP viaggiano in maniera coerente in compagnia di Orange Goblin, 7Zuma7, Dozer, Lowrider, Grand Magus degli albori e Spiritual Beggars: gente che sa fare il proprio mestiere egregiamente. Gli Instant Boner, alla fine della fiera, si divertono e sanno divertire.



Eugenio Di Giacomantonio