lunedì 27 luglio 2015

New Review | SOUL RACERS "Kill All Hipsters"


Voto
01. She's Gone
02. Brown Song
03. Hot'N'Ready
04. Open
05. We Are Leaving
06. Space Line

Self Produced
2015
Website

SOUL RACERS - "Kill All Hipsters"

I venticinque minuti che ci propongono i Soul Racers con "Kill All Hipsters" (titolo che da solo vale l'encomio!) sono piacevolissimi. Un hard rock spensierato che si macchia amabilmente di stoner e psichedelia alla maniera di band nordeuropee come Dozer, Lowrider e primi Spiritual Beggars, a cui il nostro Vincenzo sembra ispirarsi, per il naturale timbro di voce alla Spice. Al suo fianco la sezione ritmica pesta che è un piacere: due giovanotti dediti a frantumarvi i neuroni.

Il power trio, si sa, è la formula perfetta per non lasciare prigionieri. Ce ne accorgiamo in pezzi come la strumentale "Brown Song" che tra entrate a gamba tesa e falli di mano, porta a casa il risultato. Più articolato diventa il discorso nelle belle "Open" e "Space Line", dove il minutaggio si allunga e i colori della tavolozza espressiva si ampliano. La prima non perde un'oncia di cattiveria e cafonaggine con il riff in levare e polvere del deserto da mandare giù; la seconda, nel finale, è più riflessiva, come potrebbe essere riflessivo un mal di testa post sbronza. Alla fine vien voglia di continuare l'ascolto, ma ci dobbiamo accontentare. Come diceva un vecchio pezzo dei Velvet Underground, bisogna saper aspettare...



Eugenio Di Giacomantonio

New Review | DOMMENGANG "Everybody's Boogie"


Voto
01. Everybody's Boogie
02. Hats Off to Magic
03. Slow Hat
04. Her Blues
05. Wild in the Street Blues
06. Extra Slim Boogie
07. Burning Off the Years
08. Have Luck Will Travel
09. CC
10. Lost My Way

Thrill Jockey
2015
Website

DOMMENGANG - "Everybody's Boogie"

I Dommengang rappresentano la punta di diamante dello squadrone d'attacco heavy psych della Thrill Jockey. Insieme a Pontiak, Arbouretum e White Hills, stanno riscrivendo i paradigmi della musica espansa del 21° secolo. Si ha qualcosa di prettamente ludico, come nei Freak, band all stars nata per esaudire i desideri di indipendenza e libera espressione. Così, sia nel suono che nel concetto, i Dommengang liberano la loro musica nella maniera più naturale possibile. Ce ne accorgiamo in "Hats Off to Magic", stomp blues al fulmicotone che spezza la quiete introdotta dall'iniziale titletrack. La voce, quando c'è, è indolente alla maniera di un Jim Morrison in acido. Quindi East Coast anni Sessanta e viaggioni a non finire.

Anche se l'aspetto blues riemerge prepotentemente in più occasioni: "Her Blues" – che se vi dicessero uscita dalla penna di Dave Heuman degli Arbouretum ci credereste – e "CC", un dodici battute al valium nella stessa maniera con cui i Killing Joke avrebbero potuto concepire un omaggio ai padri fonadatori del rock'n'roll. Al contempo troviamo una leggera brezza del deserto proveniente da Palm Springs (l'uno/due di "Extra Slim Boogie" e "Burning Off the Years" è di spiazzante bellezza) che si intreccia piacevolmente con la bravura del chitarrista, sintetico e settantiano, dal tocco delicato e convincente. Come agli inizi della scena stoner, proto punk, hard e space rock sono a braccetto per creare una miscela gradita. Fuori dagli schemi. Lost My Way, come recita il pezzo finale dilatato, buono per i joint dell'estate che si sta avvicinando. Nota di demerito per la cover art: agghiacciante come l'attesa delle vittime di Anton Chigurh (Javier Bardem) in "Non è un paese per vecchi" dei fratelli Coen a cui sembra ispirarsi.



Eugenio Di Giacomantonio

New Review | ETERNAL TAPESTRY "Wild Strawberries"


Voto
01. Mountain Primrose
02. Wild Strawberries
03. Enchanter's Nightshade
04. Woodland Anemone
05. Maidenhair Spleenwort
06. Lace Fern
07. Pale-Green Sedge
08. White Adder's Tongue

Thrill Jockey
2015
Website

ETERNAL TAPESTRY - "Wild Strawberries"

Un viaggio al termine della notte è intrapreso dagli Eternal Tapestry con l'ultimo, bellissimo, "Wild Strawberries". Andiamo subito al sodo con la title track: live at Pompei, Pink Floyd, qui ed ora. Un tappeto oppiaceo su cui si infrangono chitarrismi drogati ed inafferrabili. Una nota una di synth che appoggia qualunque idea abbiate quel giorno di prendere l'acido. Delirio dei sensi. Come in un film del 1968 di Giuseppe Maria Scotese. Non che non ci avessero abituato ad un menù raffinato con le numerose uscite dal 2005 ad oggi, ma i ragazzi dell'Oregon questa volta hanno tirato fuori portate da fuoriclasse. Si può citare la California dei Sessanta, Grateful Dead, Ozric Tentacles, Gong e via dicendo. Tutto giusto. Ma la verità è che i nostri sono dentro alla contemporaneità fino alla punta dei capelli. Alla stessa maniera dei Liquid Sound Company, non esisterebbero se non in questo momento storico.

Il concetto è proprio questo: prendersi il proprio tempo. Nel ritmo della composizione (sentire "Enchanter's Nightshade" per credere), nell'osservare la realtà che ci circonda, nella vita di tutti i giorni. Il futuro arriva troppo presto diceva qualcuno. E gli Eternal Tapestry non pensano al futuro: godono del loro presente. Andare in sala prove. Suonare. Queste sono le cose che esistono nella mente dei nostri (che registrano 35 ore di materiale per far uscire un disco di 80 minuti circa) al di là delle stronzate etichetta/tour/t-shirt che piacciono alle sbarbine. Si sono chiusi in una baita all'ombra del Monte Hood e per giorni si sono sottratti al mondo esterno per dare corpo alle numerose idee musicali che ognuno ha portato in dote. La Thrill Jockey (etichetta sempre attenta a dare pubblicazioni agli esperimenti artistici – ricordiamoci degli Heat Leisure) ci ha dato la possibilità di seguire tracce di quell'evento. Tutto qui. E non è poco, dato i giorni terribili che sta vivendo l'industria musicale.



Eugenio Di Giacomantonio

New Review | SORROWS PATH "Doom Philosophy"


Voto
01. Intro / First Beam of Darkness into Light
02. Tragedy
03. A Dance with the Dead
04. Brother of Life
05. Everything Can Change
06. The King with a Crown of Thorns
07. The Venus and the Moon
08. Epoasis
09. Clouds Inside Me
10. Darkness
11. Damned (O)Fish / L.S.D.

Iron Shield Records
2014
Website

SORROWS PATH - "Doom Philosophy"

Doom will never die. Un genere mai nato, mai morto. Sulle prime tre note, della prima canzone, del primo album dei Black Sabbath, si è costruito un non genere che oggi risulta essere tra i più contaminati. Schiere di band molto dissimili tra di loro, come Witchcraft, Cathedral, Sleep possono essere nominati insieme solo per l'ossessiva infatuazione dei riff di Lord Tony Iommi. E i Sorrows Path, al terzo album, fanno di questa infatuazione la loro ragione di esistere. Dalla terra che ha visto nascere Platone, Socrate e tutta la mitologia antica, spuntano fiori che di quella cultura portano evidenti tracce. La tragedia è nelle loro vene. La rappresentazione delle sventure umane è il concept con cui si sviluppa "Doom Philosophy", titolo che se non appartiene ad una band di Atene, non appartiene a nessuno.

Alla stessa maniera dei nostri Doomraiser c'è un'abbondanza metal. Anche se qui risulta ancora più pronunciata dai suoni della batteria (abuso di doppia cassa!) e dal suono delle chitarre. In sintesi c'è uno spostamento verso la NWOBHM a discapito dell'esplorazione psichedelica. Cosa che nel doom è ispessimento della tradizione. Quindi più ortodossia Candlemass e Trouble, meno espansione Electric Wizard. Prendere o lasciare. Ma non tutto è riff e sezione ritmica schiacciasassi. Il valore aggiunto della band è dato dai ricami negli arrangiamenti e dalla voce di Angelos Ioannidis, vero mattatore del proscenio. In un pezzo come "Everything Can Change", la commistione di questi due elementi fa la differenza. C'è anche qualche ombra orrorrifica à la Death SS (sarà l'uso dei synth?) e dei mid tempo in perfetto stile Eighties ("The King With a Crown of Thorns"). Ma il vero coup de théâtre è dato dalla conclusiva e messianica "Damned (O)Fish/L.S.D. (Life Sexuality Death)" dove, tra ritmi ostici e cambi di tempo, vengono snocciolati ventiquattro dogmi sulla pena di vivere (solo scritti, non cantati!). Eternal... this is the end of my Samsara... this is my Nirvana!



Eugenio Di Giacomantonio