mercoledì 8 marzo 2017

New Review | BUDDHA SENTENZA "Semaphora"


Voto 8
01. Jet
02. Greek Ancestry
03. Kréèn
04. Laika
05. Blood Rust
06. The End Is Coming, We'll Take It From Here

World In Sound Records
2016
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BUDDHA SENTENZA - "Semaphora"

È un bel viaggio lungo tre quarti d'ora quello che i Buddha Sentenza ci fanno fare con il loro ultimo album, "Semaphora". Si prende il "Jet" ad inizio corsa ed è subito ignoto spazio profondo: 35007 meets un'antica classe purpleiana merito del Synth Maximus che opera nei più remoti stati di coscienza. "Greek Ancestry" parte con una bella frase di banjo e poi si arricchisce di sfumature di violino e chitarre alla Josh Homme: un interessante esperimento di come potrebbe suonare una combriccola folk alcolica infatuata di space rock e Queens of the Stone Age. E la cosa stranamente/fortunatamente funziona. "Kréèn (Patagonia Lights)" sembra cullarsi lievemente nell'assenza di gravità, con un sorriso sornione e frasi incomprensibili lanciate da qualche ominide incontrato nella galassia Tangerine Dream: i tempi rallentano ed è dolce rilassarsi in questo mare.

"Laika" ritorna alla grinta dei Deep Purple e all'hard rock Seventies. C'è più di una impressione occulta tra Sir Lord Baltimore e Captain Beyond, costituendo un vero e proprio piccolo gioiello classico. "Blood Rust" insiste sulla melodia epica e profonda, con numerosi variazioni di tempo, risultando il pezzo più articolato e la finale "The End Is Coming, We'll Take It From Here" – heavy, prog e psichedelica – è il giusto suggello ad un album bello e riuscito. I Buddha Sentenza da Heidelberg, Germania, hanno fatto sempre le cose con passione e sentimento, riuscendo a migliorare album dopo album nel verso di scrittura e di reputazione artistica. Potrebbero diventare, ma in parte già lo sono, dei classici del XXI secolo.



Eugenio Di Giacomantonio

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